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MIOPLASTICA

  • mioplastica

MIOPLASTICA

La mioplastica dei polpacci serve a rimodellare la muscolatura delle gambe nei soggetti che abbiano un polpaccio poco definito o un leggero varismo delle gambe. Possono fare questo intervento tutti i pazienti in buona salute che desiderano migliorare il profilo degli arti inferiori. L’operazione è breve e indolore e al termine della procedura la gamba risulterà della forma e del volume desiderati con un profilo elegante e naturale.

L’intervento di aumento dei polpacci con protesi è indicato principalmente in due situazioni: nei pazienti che per motivi congeniti o post-traumatici abbiano un polpaccio poco sviluppato e quindi una gamba troppo sottile rispetto alla coscia e al ginocchio e in quei soggetti, in genere di sesso femminile, ma non sempre, che abbiano un certo grado di varismo delle gambe (le cosiddette gambe da cavallerizzo o a tarallo).

Chi desidera sottoporsi a questo intervento deve godere di buona salute e sottoporsi ad alcuni esami pre-operatori di routine per escludere eventuali controindicazioni.
L’operazione dura circa un’ora e in genere viene eseguita in anestesia locale.
In questo modo i pazienti possono essere dimessi dopo un breve periodo di osservazione e tornare a casa.

protesi di polpaccio
Protesi di polpaccio

Per eseguire l’intervento il chirurgo effettua un’incisione di qualche centimetro nella regione posteriore del ginocchio. Attraverso questo accesso provvede ad allestire una tasca sotto le fasce che avvolgono i muscoli della gamba e vi posiziona una protesi di silicone della forma e del volume più adatti, opportunamente scelta in base alle misure dell’altezza e del diametro degli arti inferiori del paziente. In alcuni casi è possibile anche associare all’introduzione dell’impianto un rimodellamento del tessuto adiposo mediante liposcultura o lipofilling.
Al termine dell’operazione il chirurgo sutura le incisioni con dei punti interni autoriassorbenti e medica le ferite con una crema antibiotica. Per ridurre il rischio di sanguinamento e le ecchimosi il paziente indosserà delle calze elastiche a compressione graduata per qualche settimana.

Nei successivi 15 giorni è necessario eseguire almeno un paio di medicazioni, altri controlli mensili sono poi previsti fino al compimento di un anno.

Il recupero è abbastanza rapido, in genere nel giro di 7-10 giorni la maggior parte di pazienti riprende le normali attività quotidiane, lavoro compreso. Per le attività sportive o quelle che richiedono sforzi fisici particolari è opportuno attendere circa un mese.

Le cicatrici che residuano sono sottili e ben nascoste e dopo un congruo numero di mesi diventano praticamente invisibili. Il gonfiore e i lividi postoperatori sono molto modesti e tendono a risolversi completamente nel giro di una o due settimane. Per accelerare la guarigione il paziente deve assolutamente evitare di fumare, alimentarsi regolarmente, indossare sempre le calze compressive e seguire alla lettera tutti i consigli del chirurgo.

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Non possono eseguire questo intervento i minorenni, le donne in stato di gravidanza, i pazienti affetti da patologie neuromuscolari progressive e quelli affetti da gravi turbe psichiche o disturbi di personalità.

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La mioplastica dei polpacci è un intervento rapido e sicuro che consente ai pazienti che presentino una corretta indicazione di raggiungere un rimodellamento della gamba incredibilmente naturale e soprattutto definitivo.
Un risultato dimostrato dalle decine di pazienti che si sono già sottoposti a questo trattamento e che grazie ad esso si sentono finalmente sicuri di sé ed hanno cambiato vita.

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http://www.estheticon.it/chirurghi/delfino-sergio

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OTOPLASTICA

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OTOPLASTICA

L’otoplastica è un intervento che serve a correggere la forma e la posizione delle orecchie nei soggetti che, per motivi costituzionali o a causa di fattori ambientali, abbiano un’alterazione del normale aspetto del padiglione auricolare. È un intervento che in mani esperte dà risultati efficaci e permanenti e non lascia cicatrici visibili.

Tutti i pazienti che ritengano le loro orecchie non soddisfacenti dal punto di vista estetico possono essere sottoposti all’intervento di otoplastica. Esistono infatti varie tecniche per correggere praticamente qualunque tipo e grado di anomalia presente. Le più frequenti sono ovviamente quelle che fanno sporgere troppo le orecchie rispetto al capo e quindi le rendono più evidenti.

Ma ci sono anche molti altri difetti che possono essere trattati, ad esempio un padiglione troppo grande, lobi auricolari ipertrofici o fissurati, orecchio a punta, a cornetta di telefono e cosi via. Esiste inoltre anche la possibilità, in casi più rari, di ricostruire completamente il padiglione auricolare prelevando del tessuto dalla cartilagine della gabbia toracica.

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Incisione e scollamento

In genere questo tipo di intervento è richiesto da pazienti in giovane età, ma non è inconsueto trovare casi di persone che si sottopongono all’otoplastica anche dopo i 40 anni e magari realizzano un sogno che desideravano da anni.

Per i soggetti minorenni è opportuno per i genitori acconsentire all’esecuzione dell’intervento solo nel caso in cui la presenza della deformità costituisca un motivo di complesso e di emarginazione sociale e/o scolastica.

Per l’idoneità all’intervento è richiesto un buono stato di salute generale e l’assenza di alterazioni significative degli esami pre-operatori che si eseguono di routine in questi casi.

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Rimodellamento

L’otoplastica può essere eseguita in anestesia locale, tuttavia per i soggetti più piccoli, che potrebbero essere scarsamente collaboranti, è prevista una leggera sedazione eseguita da un medico anestesista. Dura circa 90 minuti e prevede la dimissione a domicilio in giornata.

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Sutura e ferita

Nel corso dell’intervento il chirurgo provvede ad effettuare un’incisione nel solco retro-auricolare, poi attraverso degli scollamenti isola il tessuto cartilagineo e lo rimodella per correggere le deformità presenti. Rimuove i tessuti in eccesso e poi sutura la ferita con dei punti riassorbibili. Infine medica le orecchie con un’abbondante fasciatura della testa a forma di casco.

La guarigione si completa in circa una settimana, durante la quale il paziente dovrà sempre portare una fasciatura protettiva. Poi nella seconda settimana potrà indossare solo la notte una fascia elastica sportiva che copra adeguatamente la zona operata. In genere i lividi e il gonfiore legati all’intervento sono visibili per una decina di giorni, ma la ferita sarà sempre nascosta dietro l’orecchio. Per ottimizzare i tempi di guarigione è importante che il paziente segua una dieta varia ed equilibrata e sospenda il fumo di sigaretta. Le attività sportive potranno essere riprese gradualmente dopo circa tre settimane.

Le complicazioni che possono presentarsi dopo questo intervento sono molto rare e comunque risolvibili mediante ulteriori trattamenti medici o chirurgici. Le più frequenti sono il sanguinamento e l’infezione.

Non possono sottoporsi a questa operazione le donne in gravidanza, i malati di patologie croniche che colpiscano il sangue o il tessuto connettivo e le persone che soffrano di gravi disturbi psichici.

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L’otoplastica è un intervento, che se eseguito a regola d’arte, dà dei risultati particolarmente brillanti perché la cicatrice che resta è talmente sottile e nascosta da essere praticamente invisibile e l’effetto estetico correttivo è molto naturale e permanente. Anche se negli ultimi anni sono venute alla ribalta alcune nuove tecniche che promettono ottimi risultati grazie all’utilizzo di nuove tecnologie tipo il Laser o grazie a metodiche mini-invasive, la tecnica di otoplastica tradizionale, con l’indebolimento e il rimodellamento diretto della cartilagine del padiglione auricolare, resta ancora oggi una metodica insuperata in quanto a sicurezza ed efficacia.

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Mastoplastica Additiva

  • mastoplastica additiva roma

La Mastoplastica Additiva

Mastoplastica Additiva –  Il seno è la parte più importante del corpo di una donna: è il simbolo di tutti quei valori che denotano e connotano la sua femminilità, perché rappresenta la fertilità, la maternità, tutte qualificazioni a cui la donna è sempre stata associata. Molte donne non sono soddisfatte del proprio seno: chi ha le mammelle sproporzionatamente piccole, o che hanno perso di consistenza, o risultano pendule a causa di numerosi allattamenti, o che sono asimmetriche o infine che hanno o un volume troppo piccolo, possono sottoporsi a un intervento di mastoplastica. La Mastoplastica additiva ha lo scopo di aumentare il volume del seno grazie all’inserimento di protesi mammarie di ultima generazione, che contribuiscono a rimodellare chirurgicamente la regione mammaria migliorandone l’aspetto. Grazie ai progressi che questo intervento ha subito, oggi l’operazione di Mastoplastica additiva lascia cicatrici piccole e invisibili, non prevede più l’inserimento dei drenaggi e grazie all’utilizzo di fili riassorbibili, evita la fastidiosa rimozione dei punti di sutura. La Mastoplastica additiva è uno degli interventi più richiesti, pertanto è necessario essere correttamente informate sulle modalità e sulle procedure da seguire prima di sottoporsi all’operazione. Un’accurata visita specialistica è obbligatoria per valutare le condizioni fisiche della paziente, l’effettiva entità dell’inestetismo che si vuole curare e la tecnica d’intervento da adottare. L’operazione vera e propria avviene attraverso una piccola incisione di circa 5 cm nel solco sottomammario, oppure nel cavo ascellare o nel contorno inferiore dell’areola, allo scopo di creare la via d’accesso per introdurre l’impianto protesico in una tasca preparata appositamente al di sotto della ghiandola o del muscolo pettorale. L’operazione ha una durata compresa tra i 90 e i 120 minuti e oggi viene eseguita quasi sempre in anestesia locale associata a sedazione, in regime di day surgery, ovvero la paziente può rientrare a casa propria già qualche ora dopo l’intervento. Attualmente, grazie all’utilizzo di suture riassorbibili sottocutanee, non è necessario procedere alla rimozione dei punti di sutura. Solo raramente, quando questo è necessario, si provvede a farlo dopo circa 7-10 giorni. Il decorso post-operatorio vero e proprio, invece, prevede un’assenza di attività fisiche nella prima settimana dopo l’intervento e l’utilizzo di un reggiseno contenitivo per circa un mese. Si potrà inoltre tornare a praticare attività sportive dopo circa 1 mese.

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Mastoplastica Correttiva

  • mastoplastica correttiva

Funzioni della Mastoplastica correttiva

La mastoplastica correttiva è un intervento chirurgico utilizzato per risolvere anomalie e malformazioni del seno. È costituito da un insieme di tecniche specifiche per ogni caso da trattare che associano e combinano procedure già ampiamente impiegate in mastoplastica additiva, riduttiva e mastopessi.

L’intervento è utile per correggere errori o effetti collaterali derivanti da precedenti operazioni al seno, come sostituzioni o riposizionamento di protesi, lifting mal riusciti o problematiche cicatriziali.

Applicazioni della Mastoplastica Correttiva

La mastoplastica correttiva è utile in caso di:

Malformazioni congenite

  • Mammella Tuberosa: è un’anomalia che comporta lo sviluppo incompleto della ghiandola mammaria, la quale cresce in avanti, subito dietro al complesso del capezzolo, ma non lateralmente. Il seno appare quindi di forma tubolare, stretto alla base e più ampio in punta, andando così a pesare eccessivamente sulla cute e risultando in una ptosi della mammella (o di entrambe).
  • Anisomastia: differenza di volume tra le mammelle che comporta un’asimmetria del seno. Può essere lieve, e non costituire un problema, ma in alcuni casi è piuttosto marcata ed evidente.
  • Capezzoli introflessi: si tratta di un difetto dei dotti galattofori che tirano il capezzolo verso l’interno. Può essere congenito oppure causato da patologie o interventi mal riusciti. Può inoltre riguardare un solo capezzolo o entrambi. Nei casi più lievi il capezzolo può protrarsi se stimolato manualmente o per effetto del freddo, mentre in quelli più gravi il capezzolo non risponde ad alcuno stimolo.
  • Contrattura Capsulare: in seguito all’inserimento di una protesi mammaria, l’organismo può creare una capsula di tessuto cicatriziale intorno alla protesi stessa che si ispessisce e indurisce fino a modificare l’aspetto del seno. La contrattura può deformare il seno e creare un’asimmetria e, nei casi più gravi, può causare dolore intenso.
  • Doppio Profilo: consiste in un profilo del seno irregolare causato dal posizionamento scorretto di una protesi. Essa infatti va a creare un nuovo solco sottomammario sopra a quello naturale causando una deformazione del seno.
  • Asimettria Mammaria: può essere la conseguenza diretta di interventi estetici o ricostruttivi, ma può anche derivare da alterazioni della gabbia toracica o posture scorrette. In quest’ultimo caso è solo il posizionamento sul torace ad essere diverso, mentre il volume e la forma sono uguali.

Altre applicazioni riguardano: revisione di cicatrici, sostituzione di protesi o risollevamento del seno in seguito ad un intervento di mastopessi andato male.

Fonte dell’articolo: http://www.beautyportale.com/trattamenti/mastoplastica-correttiva/

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Il salotto del Dottor Delfino: Otoplastica Roma

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Otoplastica Roma

L’otoplastica Roma – Dopo tanto tempo, torna la rubrica “il salotto del Dottor Delfino”. il nostro amico Andrea porrà una domanda molto importante al nostro Dottore. Leggiamo attentamente:

Buonasera Dottor Delfino,Ho deciso dopo tanto tempo di sottopormi ad un intervento di otoplastica. Però leggendo i vari forum e discussioni mi sono venuti dei dubbi sia sul risultato sia sulle diverse modalità d’intervento post operatorio.Se si taglia la cartilagine e se si asporta un pezzo, come è possibile che si presenti un caso di recidiva? Poi credo sia giusto tenere la fascia, ma la vera tempistica quale è? Perchè mi sembra strano delegare il risultato dell’intervento ad una benda…cioè sicuramente di notte è fondamentale, ma di giorno se non si subiscono urti tutto ciò compromette il risultato? Mentre il gonfiore quanto dura in media? Ringrazio anticipatamente la sua risposta dottore e le faccio anticipatamente i complimenti per la sua professionalità.

Cordialmente

Gentile Andrea, in effetti la fascia serve per due ragioni: per esercitare una moderata compressione per ridurre la fuoriuscita di sangue e per consentire ai tessuti dell’orecchio di cicatrizzarsi nella nuova posizione modellata dal chirurgo in modo che questa diventi permanente. Ovviamente questo è tanto più importante in base al tipo di tecnica utilizzata per ottenere il risultato desiderato. Infatti esistono alcune tecniche che prevedono il rimodellamento cartilagineo mediante incisioni e asportazioni del tessuto e in questo il rischio di recidivo è praticamente nullo e la funzione della fascia meno importante. Ma ci sono altre tecniche in cui il raggiungimento del risultato è legato alla tenuta di alcuni punti di sutura interni che se dovessero cedere renderebbero vano l’intervento. In questi casi l’uso della fascia per stabilizzare il risultato è più importante e il rischio di recidiva a distanza, maggiore.

Personalmente eseguo le tecniche in cui la cartilagine viene incisa e asportata e quindi faccio tenere la fascia ai pazienti per un periodo di massimo 2 settimane di cui la prima per tutto il giorno la seconda solo di notte.

Cordiali saluti

Dottor Sergio Delfino
Specialista in Chirurgia Plastica ed Estetica
STUDIO DI CHIRURGIA ESTETICA
ROMA – NAPOLI – ISCHIA

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L’OTOPLASTICA

  • otoplastica

Otoplastica

L’otoplastica è un intervento che serve a correggere la forma e la posizione delle orecchie nei soggetti che, per motivi costituzionali o a causa di fattori ambientali, abbiano un’alterazione del normale aspetto del padiglione auricolare. È un intervento che in mani esperte dà risultati efficaci e permanenti e non lascia cicatrici visibili.

Tutti i pazienti che ritengano le loro orecchie non soddisfacenti dal punto di vista estetico possono essere sottoposti all’intervento di otoplastica. Esistono infatti varie tecniche per correggere praticamente qualunque tipo e grado di anomalia presente. Le più frequenti sono ovviamente quelle che fanno sporgere troppo le orecchie rispetto al capo e quindi le rendono più evidenti.

Ma ci sono anche molti altri difetti che possono essere trattati, ad esempio un padiglione troppo grande, lobi auricolari ipertrofici o fissurati, orecchio a punta, a cornetta di telefono e cosi via. Esiste inoltre anche la possibilità, in casi più rari, di ricostruire completamente il padiglione auricolare prelevando del tessuto dalla cartilagine della gabbia toracica.

In genere questo tipo di intervento è richiesto da pazienti in giovane età, ma non è inconsueto trovare casi di persone che si sottopongono all’otoplastica anche dopo i 40 anni e magari realizzano un sogno che desideravano da anni.

Per i soggetti minorenni è opportuno per i genitori acconsentire all’esecuzione dell’intervento solo nel caso in cui la presenza della deformità costituisca un motivo di complesso e di emarginazione sociale e/o scolastica.

Per l’idoneità all’intervento è richiesto un buono stato di salute generale e l’assenza di alterazioni significative degli esami pre-operatori che si eseguono di routine in questi casi.

L’otoplastica può essere eseguita in anestesia locale, tuttavia per i soggetti più piccoli, che potrebbero essere scarsamente collaboranti, è prevista una leggera sedazione eseguita da un medico anestesista. Dura circa 90 minuti e prevede la dimissione a domicilio in giornata.L’otoplastica può essere eseguita in anestesia locale, tuttavia per i soggetti più piccoli, che potrebbero essere scarsamente collaboranti, è prevista una leggera sedazione eseguita da un medico anestesista. Dura circa 90 minuti e prevede la dimissione a domicilio in giornata. L’otoplastica è un intervento, che se eseguito a regola d’arte, dà dei risultati particolarmente brillanti perché la cicatrice che resta è talmente sottile e nascosta da essere praticamente invisibile e l’effetto estetico correttivo è molto naturale e permanente. Anche se negli ultimi anni sono venute alla ribalta alcune nuove tecniche che promettono ottimi risultati grazie all’utilizzo di nuove tecnologie tipo il Laser o grazie a metodiche mini-invasive, la tecnica di otoplastica tradizionale, con l’indebolimento e il rimodellamento diretto della cartilagine del padiglione auricolare, resta ancora oggi una metodica insuperata in quanto a sicurezza ed efficacia.

Dottor Sergio Delfino
Specialista in Chirurgia Plastica ed Estetica
STUDIO DI CHIRURGIA ESTETICA
ROMA – NAPOLI – ISCHIA

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CONTRATTURA CAPSULARE NELLA MASTOPLASTICA ADDITIVA

  • contrattura

CONTRATTURA CAPSULARE

Contrattura Capsulare – Questa settimana una signora ha posto la seguente domanda al dottor Delfino:

“Salve sono una donna di 33 anni ho fatto una mastoplastica additiva nel 2011 con protesi anatomiche allergan 310fx. Il risultato è stato da subito di mio gradimento, unico problemino: un po’ la durezza del seno e da subito a sinistra sentivo una piega nn visibile se non al tatto.

Nel 2013 sono diventata mamma e il mio chirurgo mi ha sempre detto di allattare tranquillamente ma dopo 5 mesi circa il seno destro si è gonfiato a dismisura per probabile mastite. A quel punto mi sono preoccupata e ho preso augmentin e dietro consiglio del chirurgo che mi rincuorava, ho continuato ad allattare il seno.

Dopo 14 mesi ho deciso di smettere per poter prendere accoleit e augmentin ma il seno destro ormai era compromesso. Ho anche effettuato nel 2015 una risonanza magnetica dove si evince una contrattura con possibile rottura capsulare. Ad oggi non mi sono ancora sottoposta a nuovo intervento per paura e per impegni familiari.

Il mio seno destro oggi è una pietra e da poco tempo incomincia a far male anche solo sfiorandolo e ho dei rigonfiamenti nella parte superiore dove appunto sento il dolore.

Vorrei affidarmi ad un chirurgo che mi tratti come una persona e non un numero che si ricordi il mio nome. Un chirurgo che prenda il mio caso in maniera scrupolosa e che mi dica la verità. Un chirurgo che sia onesto in tutto, anche nel compenso, e poi le chiedo: cosa rischio continuando a rimandare l’intervento? e cosa accadrebbe se avessi una nuova gravidanza?”

Dottor Delfino:

“Gentile signora,
il mio consiglio è quello di rimuovere al più presto l’impianto di cui si sospetta la rottura. Se in futuro dovesse avere una nuova gravidanza non è detto che si verifichi la stessa problematica, anche se ovviamente in un caso come il suo io suggerirei di valutare l’eventualità di allattamento artificiale.
Per quanto riguarda la scelta del chirurgo, le consiglio di selezionare in base alla sua provenienza geografica un piccolo nucleo di professionisti da cui recarsi per una visita preliminare. In quell’occasione potrà valutare chi le ispira più fiducia e umanità e rivolgersi poi a lui per l’intervento.
Cordiali saluti”

Dottor Sergio Delfino
Specialista in Chirurgia Plastica ed Estetica
STUDIO DI CHIRURGIA ESTETICA
ROMA – NAPOLI – ISCHIA

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DECORSO POST OPERATORIA E MASTOPLASTICA ADDITIVA

  • decorso post operatorio

MASTOPLASTICA E DECORSO POST-OPERATORIO

DECORSO POST-OPERATORIO – Nelle due settimane seguenti la paziente viene medicata almeno due volte, poi sono previsti altri controlli mensili fino al compimento di un anno.

È importante osservare riposo assoluto per i primi due giorni per ridurre il rischio di sanguinamento. La convalescenza complessiva dura in genere 7-10 giorni dopo i quali la maggior parte delle pazienti riprende gradualmente le normali attività quotidiane, lavoro compreso. Per le attività sportive o quelle che richiedono sforzi fisici maggiori è necessario aspettare almeno un mese.

Le cicatrici che residuano sono sottili e ben nascoste e dopo alcuni mesi sono quasi impercettibili. Il gonfiore e i lividi post-operatori sono modesti e si riducono sostanzialmente nel giro di una o due settimane. Per una guarigione più rapida è meglio evitare di fumare, alimentarsi regolarmente, indossare sempre il reggiseno post-operatorio e seguire le indicazioni del medico.

Le complicazioni della mastoplastica additiva sono per fortuna molto rare e tutte eventualmente trattabili con ulteriori interventi medici o chirurgici. La più frequente è il sanguinamento con la formazione di una massa di coaguli all’interno della tasca dove viene inserita la protesi.

Questo inconveniente in genere compare nei primi giorni dopo l’intervento e richiede una pronta revisione chirurgica con la rimozione dell’ematoma. Altre complicanze sono l’infezione della protesi, la formazione ripetuta di siero (sieroma), l’indurimento della capsula formata dall’organismo intorno all’impianto (contrattura capsulare), la rottura della protesi (molto rara) e la dislocazione della protesi con comparsa di asimmetrie.

Tutte queste complicanze sono comunque molto rare e non compromettono la salute della paziente né la buona riuscita finale dell’intervento.

Non possono eseguire questo intervento le pazienti che non hanno raggiunto la maggiore età, salvo casi particolari, le donne in stato di gravidanza o durante l’allattamento, e le pazienti affette da gravi patologie croniche.

La mastoplastica additiva è un intervento rapido e sicuro che consente alle pazienti che presentino una corretta indicazione di raggiungere un rimodellamento e un ingrandimento del seno incredibilmente naturale e duraturo. Un risultato dimostrato da milioni di pazienti che si sono già sottoposte a questo trattamento e che grazie ad esso si sentono finalmente sicure di sé ed hanno cambiato la loro vita.

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IL DECORSO POST-OPERATORIO NELLA MIOPLASTICA

MIOPLASTICA E DECORSO POST-OPERATORIO

Mioplastica – Al termine dell’operazione il chirurgo sutura le incisioni con dei punti interni autoriassorbenti e medica le ferite con una crema antibiotica. Per ridurre il rischio di sanguinamento e le ecchimosi il paziente indosserà delle calze elastiche a compressione graduata per qualche settimana.

Nei successivi 15 giorni è necessario eseguire almeno un paio di medicazioni, altri controlli mensili sono poi previsti fino al compimento di un anno.

Il recupero è abbastanza rapido, in genere nel giro di 7-10 giorni la maggior parte di pazienti riprende le normali attività quotidiane, lavoro compreso. Per le attività sportive o quelle che richiedono sforzi fisici particolari è opportuno attendere circa un mese.

Le cicatrici che residuano sono sottili e ben nascoste e dopo un congruo numero di mesi diventano praticamente invisibili. Il gonfiore e i lividi post- operatori sono molto modesti e tendono a risolversi completamente nel giro di una o due settimane. Per accelerare la guarigione il paziente deve assolutamente evitare di fumare, alimentarsi regolarmente, indossare sempre le calze compressive e seguire alla lettera tutti i consigli del chirurgo.

Non possono eseguire questo intervento i minorenni, le donne in stato di gravidanza, i pazienti affetti da patologie neuromuscolari progressive e quelli affetti da gravi turbe psichiche o disturbi di personalità.

La mioplastica dei polpacci è un intervento rapido e sicuro che consente ai pazienti che presentino una corretta indicazione di raggiungere un rimodellamento della gamba incredibilmente naturale e soprattutto definitivo. Un risultato dimostrato dalle decine di pazienti che si sono già sottoposti a questo trattamento e che grazie ad esso si sentono finalmente sicuri di sé ed hanno cambiato vita.

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LA VISITA PREOPERATORIA NELLA MASTOPLASTICA

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VISITA PREPORATORIA E INTERVENTO DI MASTOPLASTICA

Durante la visita preoperatoria il chirurgo effettua delle foto della paziente e, per escludere la presenza di eventuali controindicazioni, esegue un esame clinico completo e prescrive alcune analisi pre-operatorie di routine.
 L’operazione si svolge in una sala operatoria adeguatamente attrezzata, con l’assistenza di un medico anestesista, dura circa un’ora e può essere eseguita in anestesia locale con sedazione. In questo modo le pazienti possono essere dimesse dopo un breve periodo di osservazione e tornare a casa anche nello stesso giorno.

L’intervento inizia con un’incisione di qualche centimetro su una delle possibili vie di accesso utilizzabili: il solco mammario, il bordo areolare o il cavo ascellare. Attraverso quest’ultima il chirurgo accede ai piani profondi e allestisce una tasca all’interno della quale inserisce l’impianto mammario prescelto.

In genere la maggior parte dei chirurghi preferisce inserire la protesi in una loggia sottomuscolare, secondo la tecnica “dual plane”, descritta da John Tebbets, un chirurgo americano, nel 2001. In alcuni casi selezionati è possibile inserire l’impianto anche in sede retroghiandolare. Alcuni chirurghi a fine intervento utilizzano dei tubi di drenaggio da posizionare all’interno della tasca mammaria e da rimuovere dopo qualche giorno.

Molti aspetti legati a questo intervento, come ad esempio la sede dell’impianto, l’uso dei drenaggi, la via d’accesso, l’utilizzo di protesi a superficie ruvida o liscia, sono decisioni non universalmente condivise da tutti i chirurghi e non esistono al momento studi scientifici che abbiano convalidato una scelta piuttosto che un’altra. Poiché i vantaggi di alcune tecniche sono comunque compensati da altri svantaggi, ciascun chirurgo, su questi punti, compie delle scelte professionali basate anche su esperienze e convinzioni personali, sempre considerando le indicazioni più opportune per ciascuna paziente.

Al termine dell’operazione il chirurgo sutura le incisioni con dei punti interni apposti a strati, che si riassorbono da soli. Infine, dopo la medicazione delle ferite, fa indossare il reggiseno e applica delle fasciature compressive.

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